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Diplomatica
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«La diplomatica è la scienza che ha per oggetto lo studio critico del documento al fine di determinare il valore come testimonianza storica.»
(Pratesi, pp. 8-9)
La mwbqdiplomatica (derivante dal mwbglatino mwbwdiploma, nel senso di mwcalettera credenziale) è una disciplina nata nella seconda metà del secolo XVII che ha come oggetto di studio i concetti, le tecniche e le procedure per giudicare la genuinità giuridica o meno del mwcqdocumento medievale, sia nella sua dimensione pubblica sia in quella privata. Inizialmente vista come una mwcgscienza ausiliaria della storia, nel corso del XIX e XX secolo la diplomatica è diventata una scienza a sé stante, di aiuto nella mwcwricerca storica.
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Prodromi della disciplina: Petrarca e Valla
Alla base dello studio dei documenti, così come sarà sviluppato dalla scienza diplomatica nei secoli seguenti, ci furono gli importanti studi mwfqfilologici compiuti dagli mwfgumanisti nel corso del XV secolo. Il precursore dell'umanesimo rinascimentale, il letterato e filologo mwfwFrancesco Petrarca, già nel 1361 dimostrò la falsità dei pretesi privilegi concessi agli mwgaAsburgo d'Austria da mwgqCesare e da mwggNerone su richiesta dell'imperatore mwgwCarlo IVcite-ref-1[1].
Un secolo più tardi, il romano mwiqLorenzo Valla dimostrò, nel 1440, la falsità della donazione che l'imperatore romano mwigCostantino fece a mwiwpapa Silvestro I sulla base di fattori linguistici, filologici e anche giuridici, chiamando quindi in causa la natura "giuridica" della scienza diplomatica. La dissertazione dell'umanista romano uscì, però, soltanto nel 1517, decenni dopo la morte dell’autore, sotto il nome di mwjamwjqDiscorso sulla donazione di Costantino, falsamente creduta autenticacite-ref-2[2].
Nascita della diplomatica come scienza
I Bella diplomatica : Jean Mabillon e il De re diplomatica (1681)
La diplomatica, come scienza, nacque sul finire del XVII secolo in piena mwmwetà controriformista allorché i vari dotti appartenenti al clero incominciarono a studiare l'autenticità dei documenti della mwnastoria della Chiesa. All'interno di questi gruppi di studiosi nacquero delle disquisizioni sulle conclusioni di uno o di un altro autore, determinando i cosiddetti mwnqbella diplomaticacite-ref-3[3].
In particolare la disputa ebbe inizio tra un gruppo di eruditi mwpwgesuiti di mwqaAnversa, impegnati nella pubblicazione degli mwqqmwqgActa sanctorum incominciata a suo tempo da mwqwJean Bolland (dal cui nome furono poi denominati mwramwrqbollandisti) e i benedettini francesi della mwrgcongregazione di San Mauro (detti dunque mwrwmaurini) che, presso l'mwsaabbazia di Saint-Germain-des-Prés, stavano curando e studiando dei documenti d'età mwsqmerovingia.
Nel 1675 il bollandista mwswDaniel Papebroch, nell'introduzione al secondo tomo degli mwtaActa sanctorum Aprilis (introduzione denominata anche col nome di mwtqPropylaeum antiquarium circa veri ac falsi discrimen in vetustis membranis)mwtg, giunse a un tale rigore di critica mwtwfilologica e diplomatica che, inficiando di falso un mwuadiploma di mwuqDagoberto I, finì col gettare discredito su un gran numero di carte dell'epoca merovingica studiate dai Maurinicite-ref-4[4]. Ciò suscitò una forte reazione da parte dei padri maurini i quali, colpiti, sia pur indirettamente, da un indirizzo così radicale, decisero di rispondere alla provocazione del gesuita Papebroch. Contro le tesi di quest'ultimo il padre maurino mwvgJean Mabillon (1632-1707) scrisse, nel 1681, i mwvwmwwaDe re diplomatica libri VI, l'opera che rappresenta il capostipite della diplomaticacite-ref-5[5]. In tale volume, Mabillon non negò l'indirizzo del Papebroch, ma rispetto a questi distinse varie categorie dei documenti prendendo in considerazione quelli che verranno definiti poi come gli elementi mwxqintrinseci ed mwxgestrinsecicite-ref-6[6], instaurando così un metodo di analisi scientifica basilare per il successivo sviluppo della diplomatica e consacrando il benedettino quale il fondatore di tale scienzacite-ref-7[7].
Il XVIII secolo: la diffusione dei principi di Mabillon in Europa
L'opera di Mabillon aprì, nel corso del mwcwSecolo dei Lumi, una serie di dibattiti teorici riguardo ai principi generali della neonata scienza diplomatica. Alle tesi sia diplomatiste sia paleografiche del Mabillon rispose qualche decennio più tardi l'erudito mwdaveronese mwdqScipione Maffei (1675-1755) il quale, nella mwdgIstoria diplomatica del 1727, prospettò la necessità di dare alla materia nuove e più comprensive basi metodologiche. Non molti anni dopo giunse il contributo del sacerdote e storico mwdwmodenese mweaLudovico Antonio Muratori (1672-1750) il quale trattò esplicitamente l'argomento della diplomatica nella Dissertazione XXXIV delle mweqAntiquitates Italicae medii aevi (stese tra il 1738 e il 1743), in cui enunciò i principii della diplomatica e presentò numerosi «casi di critica applicata alle fonti documentarie»cite-ref-8[8].
Le riflessioni dei due italiani non rimasero confinate nella penisola italiana: due padri maurini, mwfwCharles-François Toustain e mwgaRené-Prosper Tassin (1697-1777), recepirono le novità proposte da Maffei e da Muratori, ampliando quanto esposto tempo prima dal Mabillon in quella che si considera la massima opera del secolo XVIII trattante la diplomatica, ovvero il mwgqNouveau traité de Diplomatique, in 6 volumi pubblicato tra il 1750 e il 1765cite-ref-9[9].
Nel frattempo, i principi metodologici di Mabillon si estesero anche nel mwhwRegno Unito, dove furono recepiti dagli storici mwiaThomas Madox (1666 – 1727)cite-ref-10[10] e, seppur con alcune critiche, da George Hickes (1642-1715)cite-ref-11[11]; in mwkqSpagna, mwkgJosé Pérez de Rozas, benedettino autore delle mwkwDissertationes stesi secondo la scienza diplomatica (1688)cite-ref-12[12]; in mwmaGermania, infine, fu il filosofo mwmqGottfried Leibniz a importare il metodo del maurino francese in terra tedesca redigendo il mwmgCodex iuris Gentium Diplomaticus (1693)cite-ref-13[13], seguito poi da mwnwChristian Heinrich Eckhardcite-ref-14[14].
Il XIX secolo
La nascita della diplomatica speciale di tipo pubblico
Dopo la fine del secolo dei lumi e l'avanzare della mwsqmentalità romantica, incentrata sull'amor di Patria e sulla riscoperta delle radici storiche della propria terra d'origine, gli studiosi delle varie nazioni incrementarono ulteriormente l'interesse per gli studi storici e lo convogliarono verso la realizzazione di opere collettive di ampio respiro, dando avvio alla mwsgspecializzazione della diplomatica (mwswdiplomatica speciale), cioè non più al solo studio dei caratteri generali di un qualsiasi tipo di documento, ma allo studio di precisi tipi documentari, che fossero prodotti da una mwtacancelleria (mwtqdocumenti pubblici imperiali/regi o mwtgpontifici) o dai mwtwnotai (mwuadocumenti privati).
L ' École des chartes
In tale prospettiva romantico-storicistica, fu fondata il 21 febbraio 1821 a mwvgParigi, per decreto di mwvwLuigi XVIII, spinto a sua volta dal ministro dell'interno mwwaJoseph Jérôme Siméon e dal barone mwwqJoseph-Marie de Gérando, l'mwwgÉcole nationale des chartescite-ref-15[15]. Tale istituto si concentrò, grazie all'impulso di un suo docente e uno tra i massimi paleografi francesi, mwxwLéopold Victor Delisle (1826-1910), sulla ripresa degli studi dei documenti prodotti in terra di Francia dalla dinastia merovingia in avanti (celebri la pubblicazione de mwyaRecueil des historiens des Gaules et de la France, 1869 e seguenti; e dei mwyqDiplômes des mwygrois de France). Sempre sulla stessa scia, un altro celebre diplomatista, mwywAlain de Boüard (1882-1955), si dedicò allo studio dei documenti cancellereschi dei merovingi. mwzaArthur Giry (1848-1899), invece, si concentrò sulla produzione documentale degli organi cittadini della mwzqFrancia medievale.
I Monumenta Germaniae Historica e la nascita della Diplomatica imperiale e regia
Negli stessi anni si assistette a una medesima iniziativa nel mw2aRegno di Prussia.
Nel 1819 infatti, il barone mw4qHeinrich Friedrich Karl von Stein e l'archivista e diplomatista mw4gGeorg Heinrich Pertz patrocinarono la nascita della mw4wSocietas aperiendis fontibus rerum germanicarum medi aevii, patrocinatrice dei mw5aMonumenta Germaniae Historica (MGH), ovvero una serie di studi storici intesi a delineare l’evoluzione del territorio tedesco e dei popoli germanici nel corso del Medioevocite-ref-16[16], analizzando in particolare i mw6qdocumenti pubblici imperiali ordinati in ordine cronologico: si assiste così alla nascita della mw6gdiplomatica pubblica di tipo imperialecite-ref-17[N 1]. I mw7wMonumenta, organizzati in cinque serie di studi regolati su un piano di ricerca ben preparato dal Pertz nel 1824 (mw8aScriptores, mw8qLeges, mw8gDiplomata, mw8wAntiquitates, mw9aEpistulae), erano finanziati dal governo prussiano prima, e dall'mw9qImpero Tedesco poi, in ottica propagandistica, al fine di rafforzare la politica apertamente mw9gnazionalistica della Germania di mw9wBismarck e di mw-aGuglielmo II. Il tentativo, da parte degli studiosi tedeschi, di fornire un quadro unitario e culturale alla propria nazione attraverso la ricerca di documenti che attestassero luoghi, personalità e documenti politici volti a celebrare la propria patria, ebbe come conseguenza il proliferare degli studi sopra la storia del Sacro Romano Impero. Nel 1831 mw-qJohann Friedrich Böhmer (1795-1863) avviò la ricerca dei documenti di cancelleria dei sovrani tedeschi medievali (i mw-gRegesta Imperii) identificandone la mw-wtraditio e offrendo per ciascuno un regesto. L'apporto di Pertz e di mw-aBöhmer alla diplomatica imperiale e regia, che toccò il suo vertice con i mw-qBeitrage zur Diplomatik (mw-gContributi di diplomatica) di Theodor von Sickel, continua ancora oggi attraverso le fondazioni dei mw-wMGH e dei mwaqaRegesta imperii.
L'apporto di Sickel e Ficker
All'interno dell'area tedesca si segnalarono, oltre a mwaqoBöhmer, in particolare due studiosi le cui teorie promossero uno sviluppo ulteriore dei concetti legati alla scienza diplomatica. Il primo fu lo storico mwaqsaustriaco mwaqwTheodor von Sickel (1826-1908), considerato «il fondatore della diplomatica moderna»cite-ref-18[17] e presidente dal 1869 al 1894 dellmware'mwariInstitut für Österreichische Geschichtsforschung (mwarmIstituto per la ricerca storica austriaca), il quale introdusse il sistema della comparazione delle scritture e delle formule nell'ambito di una determinata mwarqcancelleria, giungendo ad accertare i caratteri e la genuinità dei documenti prodotti nella medesima (la cosiddetta mwaruKanzleimäßigkeit)cite-ref-19[18].
L'altro apporto fu quello dato da mwarsJulius von Ficker (1826-1902), storico e giurista tedesco che introdusse, nei mwarwBeiträge zur Urkundenlehre del 1877-1878, la distinzione concettuale tra il momento dell'azione giuridica e quello della genesi del documento, dichiarando che c’è un atto giuridico che può essere contestuale al momento in cui si è dal notaio a far scrivere questa disposizione (mwar0documento dispositivo), come può non esserlo (mwar4documento probatorio)cite-ref-20[19].
L'Italia
Il merito principale degli studi di Pertz, Böhmer e Sickel fu quello di coinvolgere il più ampio numero di studiosi, spingendo anche gli storici stranieri a fondare simili realtà nelle loro nazioni d'origine. Nell’mwassItalia preunitaria, il mwaswre di Sardegna mwas0Carlo Alberto (1831-1849) fondò a mwas4Torino, nel 1833, un apposito organismo di natura statale, la mwas8Regia Deputazione sovra gli Studi di Storia Patria, associazione che si proponeva di promuovere gli studi storici raccogliendo, pubblicando e illustrando i vari documenti e gli altri tipi di fonti storiche. In seguito all’mwataUnità d’Italia, nacquero varie mwateDeputazioni storiche regionali, coordinate dal 1883 dallmwati'mwatmmwatqIstituto Storico Italianocite-ref-21[20]. Divenute organi periferici sotto il mwatkfascismo (1934), le varie deputazioni regionali tornarono indipendenti con l'avvento della mwatoRepubblica.
In questo lasso di tempo, tra i più importanti diplomatisti si ricordano mwauaCesare Paoli (1840-1902), autore di un manuale di diplomatica (mwaueDiplomatica, 1883), e il discepolo del paleografo Ludwig von Traube mwauiLuigi Schiaparelli (1871-1934), che si dedicò allo studio dei documenti pubblici prodotti dalle cancellerie dei vari mwaumsovrani italiani durante l'età medievalecite-ref-22[21].
Sul finire dell'mwaukOttocento, anche la mwauoChiesa Cattolica decise di patrocinare lo studio della paleografia e della diplomatica: mwauspapa Leone XIII (1878-1904), nel 1884, aprì agli studiosi l’mwauwArchivio Segreto Vaticano, incoraggiando gli studi sui documenti storici legati alla Chiesacite-ref-23[22]. Con questa data si può indicare l'avvio mwaveistituzionale della mwavimwavmdiplomatica pontificia, in quanto gli studi sui documenti pontifici erano già stati avviati dal tedesco mwavqPhilipp Jaffé con la pubblicazione, nel 1851, dei mwavuRegesta Romanorum Pontificorum, sull'esempio dei mwavyRegesta Imperii di Böhmercite-ref-24[23]. Oggetto di indagine da parte soprattutto di diplomatisti tedeschi, la diplomatica pontificia ebbe uno sviluppo notevole nella seconda metà dell'mwavsOttocento e nella prima metà del mwavwNovecento per opera di mwav0August Potthast, mwav4Paul Fridolin Kehr, mwav8Ludwig Schmitz-Kallenberg e, più recentemente, da parte di mwawaGiulio Battelli e di Thomas Frenz.
La Diplomatica speciale di tipo privato
A fine '800 fu messa sotto attenzione, oltre al documento pubblico, anche il documento privato, in quanto si notò che, nell’ambito delle Cancellerie minori e dei mwawuComuni, questi ultimi guardavano sia alla produzione delle cancellerie regie e pontificie, ma anche agli atti privati stipulati dai notai. Per capire quindi la natura delle cancellerie minori, oltre alle cancellerie maggiori bisognava studiare anche la documentazione privata, dando avvio così alla diplomatica notarile: pioniere in questo settore fu Schiapparelli che, tra il 1932 e il 1934, si impegnò a studiare l'istituto notarile durante la mwawydominazione longobardacite-ref-25[24]. Se l'attenzione verso l'istituto notarile è una peculiarità propria dell'Italia (mwawsGiorgio Costamagna per il notariato genovese; Alberto Liva per quello milanese, etc...), non bisogna dimenticare che anche studiosi di altre nazionalità si dedicarono alla diplomatica privata, quali il francese Alain de Bouärd con il secondo volume del suo mwawwManuel de diplomatique française et pontificale, intitolato mwaw0Acte privé e uscito nel 1948cite-ref-26[25].
Dal Novecento a oggi
Nel corso del Novecento, la diplomatica continuò a evolversi, approfondendo i campi di indagine già segnalati oppure intervenendo nella definizione e nell'analisi dei caratteri generali di questa scienza, dando inizio all'epoca della manualistica. Oltre a diplomatisti del calibro di mwaxqHarry Bresslau (1848-1927), studioso dei diplomi imperiali degli imperatori mwaxuEnrico II, mwaxyCorrado II ed mwaxcEnrico III e autore dellmwaxg'mwaxkHandbuch der Urkundenlehre für Deutschland und Italien (ossia mwaxoManuale per gli studi sulle carte e sui diplomi per Germania e Italia)cite-ref-27[26] e del già ricordato Luigi Schiaparelli, autori più legati all'800 che al '900, si ricordano in questa sede vari autori, divisi in base alla nazionalità:
1. In Italia: mwayeCesare Manaresi (1880-1959), funzionario presso l'mwayiArchivio di Stato di Milano e poi docente alla mwaymStatale ove fondò un dipartimento dedito all'archivistica, alla paleografia e alla diplomaticacite-ref-28[27]; mwaygVincenzo Federici; mwaykAlessandro Pratesi (1922-2012), docente alla Statale e autore del manuale mwayoGenesi e forme del documento privato e studioso sia di diplomatica notarile (mwaysTra carte e notai. Saggi di diplomatica dal 1951 al 1991) sia di diplomatica pontificia; mwaywGiulio Battelli (1904-2005), paleografo e diplomatista pontificio; mway0Filippo Valenti e mway4Armando Petrucci (1932-2018)cite-ref-29[28]; mwazmGiorgio Costamagna per il documento privato notarile.
2. In Francia: sempre all'interno dellmwazu'mwazyÉcole de chartes si segnalarono mwazcGeorge Tessier (1891-1967), autore della mwazgDiplomatique royale française (1952) e Robert-Henri Bautier.
3. In Germania: Thomas Frenz, studioso di diplomatica pontificia; Hans Kurt Schulze.
Nel 1997 si vide la pubblicazione, per opera della mwaz0Commission Internationale de Diplomatique, del mwaz4Vocabulaire international de la Diplomatique a cura della docente e diplomatista spagnola Maria Milagros Cárcel Ortícite-ref-30[29].
La definizione della diplomatica
Le definizioni
Varie sono le definizioni che sono state coniate per descrivere la diplomatica:
• mwaakHarry Bresslau: «mwaaoil compito della diplomatica è quello di accertare il valore dei documenti come testimonianze storiche»cite-ref-31[30].
• mwabaFilippo Valenti ne parla come «mwabedottrina delle forme assunte di tempo in tempo dalla documentazione di carattere ufficiale e di valore giuridicamente probante o addirittura costitutivo»cite-ref-32[31].
• mwabcAlessandro Pratesi scrive che essa «mwabgè la scienza che ha per oggetto lo studio critico del documento al fine di determinare il valore come testimonianza storica»cite-ref-33[32].
Il documento
La definizione e gli elementi essenziali
Considerata allora come una tecnica di analisi delle forme dei documenti, risulta oggetto della critica diplomatistica qualsiasi scrittura redatta per scopi giuridici, compilata con l'osservanza di forme abbastanza tipiche da poter esser rapportate a un determinato modello o paradigma o criticamente confrontate a essocite-ref-34[33]. Già alla fine dell'800 Theodor von Sickel diede una sua definizione del documento in ottica diplomatisticacite-ref-35[34], ma risultò incompleta per l'assenza del concetto di mwacwforma e dei mwac0caratteri intrinseci ed estrinseci che verrà introdotta definitivamente da Cesare Paoli e che fu poi accolta dai diplomatisti successivi, specialmente Alessandro Pratesi: «mwadaIl documento è una testimonianza scritta di un fatto di natura giuridica, compilata con l'osservanza di certe determinate forme, le quali sono destinate a procurarle fede e a darle forza di prova»cite-ref-36[35]mwadu. Ne consegue che il documento deve essere caratterizzato da tre elementi essenziali, ovvero:
1. Che sia mwadgscritto, attestando di conseguenza un mwadkfatto storico.
2. Che debba essere di mwadsnatura giuridica. Sfuggono alla critica della diplomatica tutti quegli scritti che non siano stati redatti al preciso scopo di tramandare un atto le cui conseguenze si risolvano in rapporti giuridici concreti.
3. Che debba rispondere a mwad0forme precise, benché variabili a seconda del tempo, del luogo, delle persone, del contenuto, ma tali da conferire al documento la credibilità necessaria, ossia quella capacità probativa che non può essere negata in alcun modo, almeno sino a quando non si sia dimostrato il falsocite-ref-37[N 2].
La tipologia documentaria
A seconda delle modalità, delle forme e dei rapporti intercorsi tra autori e redattori del documento, questo può assumere varie caratteristiche particolari.
Il documento tra azione giuridica e genesi del documento
In base al rapporto tra mwaeyazione giuridica e mwaecgenesi del documento, come formula da Julius von Ficker, si hanno:
• Documento mwaeomwaesprobatorio: si ha quando i due momenti sono del tutto separati tra di loro, nel senso che l'azione giuridica è tale indipendentemente dal fatto che venga redatto o meno il relativo documento. In questo caso il documento non è altro che la prova di un rapporto giuridico già nato e perfetto indipendentemente dalla forma scritta. In questo caso il documento attesta direttamente la volontà dei protagonisti e narra di un momento già avvenutomwaew. Questi documenti incominciano generalmente con varie formule, quali: mwae0notitia venditionis; breve recordationis; notitia brevis, memoratorium.
• Documento mwae8mwafadispositivo: si ha quando i due momenti sono coincidenti. In questo caso il diritto o l'obbligazione nascono soltanto allorché il contratto è messo per iscritto nelle forme legali. La redazione in questo caso è in forma soggettiva, cioè l'autore dell'azione giuridica figura in prima persona e il documento trae la sua forza dalla sottoscrizione dell'autore dell'azione le cui identità e volontà sono accertate da qualcuno dotato di mwafepublica fides.
• Documento mwafmmwafqolografo: è un documento in cui le persone in relazione all'azione giuridica e in relazione alla genesi del documento coincidono (mwafucfr sotto il mwafytestamento olografo nella sezione dedicata alla persona del redattore).
In base all'autorità
In base allmwafk'mwafoautorità emanante il documento può essere:
• Il documento mwaf0mwaf4pubblico è l'espressione di una volontà sovrana che diventa testimonianza scritta secondo certe forme e tramite alcuni passaggi fondamentali all'interno della cancelleriacite-ref-38[36]. La sua analisi è oggetto da parte della mwagmDiplomatica pontificia e della mwagqDiplomatica imperiale e regia.
• Il documento mwagymwagcprivato è l'espressione di una volontà espressa da persone private le quali chiedono che la loro volontà venga messa per iscritto attraverso il notaio, figura intesa come emanazione di una pubblica autoritàcite-ref-39[37]. La sua analisi è oggetto della mwagwdiplomatica notarile.
| Esempio di documento pubblico imperiale | Esempio di documento pubblico pontificio | Esempio di documento privato ( atto notarile ) |
|---|---|---|
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In base alla Traditio
In base alla mwakemwakitraditio e alle forme il documento può esserecite-ref-41[39]:
• mwakkmwakoOriginale: cioè quando rispecchia tutte quelle caratteristiche estrinseche e intrinseche che gli danno valore di forza e che è stato prodotto direttamente o dalla cancelleria - se è un documento pubblico - o dal rogatario - se è un documento privato. Vi possono essere più di un originale dello stesso documento (mwaksoriginali plurimes), quando per esempio i due contraenti dell'azione giuridica richiedono al rogatario due copie mwakwdello stesso tenore. In sostanza, come dice De Boüard, due sono le caratteristiche fondamentali dell'originale: «da un lato la completezza formale, dall'altro la primitività»cite-ref-42[40].
• mwalimwalmCopia: cronologicamente, la copia non è redatta nello stesso momento dell'originale, ma successivamente. Il lavoro del diplomatista è quello di identificare le copie di un originale (e quindi di creare un albero mwalqfilologico in tutto simile al mwaluMetodo di Lachmann, individuando gli mwalyapografi e le mwalccopie che derivano da questi ultimi) e di saperne individuare i vari tipi:
• Copia mwalomwalsautentica: a seconda della presenza o meno di sottoscrizioni e di elementi di convalidacite-ref-43[41].
• Copia mwamemwamisemplice: se v'è la mancanza di quegli elementi di autenticità in quanto redatta da un semplice scribanocite-ref-44[42].
• Copia mwamgmwamkimitativa: sono quelle copie che «cercano di riprodurre, in tutto o in parte, anche i caratteri estrinseci dell'originale»cite-ref-0-45-0[43].
• mwam8mwanaInserti: ovvero quei documenti che vengono riprodotti, non sempre per intero ma sotto forma di parafrasi, in altri documenti che ne sono «la rinnovazione»cite-ref-0-45-1[43] o che sono legati agli inserti perché ne indicano l'evoluzione giuridica (es: mwanuinstromenti di vendita che riportano i passaggi di proprietà precedenti a quello che si sta compiendo in quel momento).
• mwancmwangFalso: i documenti falsi (che possono presentarsi sia sotto la forma dei documenti originali sia delle copie) sono quei documenti che, in termini molto generali, presentano quelle forme e/o informazioni storiche e culturali che fanno sospettare il diplomatista di essere di fronte a un falso. I documenti falsi sono definiti dai diplomatisti tedeschi in:
• Documenti mwansmwanwfalsi, qualora si tratti di un documento creato appositamente per essere un falso:
• Un falso mwan8cum dolo serve per dimostrare un diritto che non si è mai avuto.
• Un falso mwaoesine dolo si ha quando si crea un documento falso per dimostrare un diritto che si possiede ma che non si può più dimostrare.
• Documenti mwaommwaoqfalsificati, quando sono stati dimenticati oppure omessi oppure ancora aggiunti successivamente segni di convalida o parti del testo non confacenti al corretto tenore del documentocite-ref-46[44].
Caratteri estrinseci e intrinseci
Per l’analisi del documento, il diplomatista deve prendere in esame i suoi caratteri mwao4estrinseci, cioè quelli “esterni”; e quelli mwao8intrinseci, che ne osservano il contenuto. Per l’esattezza, i due tipi di caratteri si occupano nello specifico:
| Estrinseci | Intrinseci |
|---|---|
| Materia (o supporto scrittorio ) | Lingua |
| Scrittura | Formulari |
| Segni particolari | Tenore |
Caratteri estrinseci
La materia
Con il termine mwaq8materia si intende il materiale sul quale è stata tracciata la scrittura o che è stato predisposto per riceverla. I materiali che hanno più profondamente contribuito al progresso intellettuale e culturale dell'uomo sono il mwarapapiro, la mwarepergamena e la mwaricarta. Ma sia nell'antichità sia oggi vige un concetto molto più allargato di materia scrittoria, grazie allo studio della trasmissione dei documenti in aree geografiche slegate alla dimensione europea. Inizialmente l'uomo, per tramandare la memoria di un evento tramite la scrittura, scelse inizialmente supporti di semplice lavorazione e di facile reperimento, per poi arrivare a superfici più raffinate, rare e predisposte mediante particolari lavorazioni. Spesso si tende a fare una distinzione mwarmdiacronica (cioè in base alle diverse epoche storiche) tra materiali mwarqinorganici (mwarumetalli, mwarypietra, mwarcargilla su tavolette, mwargterracotta) e mwarkorganici (pelle di pecora/bovini, tessuti, mwarocorteccia, mwarsfoglie, mwarwlibro, mwar0seta, mwar4ossa), ma tale suddivisione non è pienamente valida in quanto diversi tipi di supporti inorganici continuano ancora oggi a convivere in alcune aree del pianetacite-ref-47[45].
La scrittura
Lo studio del tipo di scrittura adoperata per la stesura del documento appartiene alla sfera della disciplina paleografica, finalizzata alla classificazione delle varie scritture secondo l'area geografica e il periodo storico, con lo scopo di datare un determinato documento grazie a questi parametri. Oltre alla paleografia, si deve ricordare che lo studio delle scritture è proprio anche della codicologia, ossia della disciplina storica che ha per oggetto l'analisi esterna e interna del mwascmwasgcodice, ovvero il libro formato da più mwaskmanoscritti in mwasopapiro, mwasspergamena o mwaswcarta.
I segni speciali
Per mwatesegni speciali si intendono i vari segni (mwatisigna) che identificano il rogatario o i sottoscrittori; o i segni di cancelleria, quali i sigilli. Tra i segni speciali troviamo:
1. mwatsSegni del rogatario e dei sottoscrittori (documento privato). Tali segni rappresentano chi redige il documento o interviene alla sua stesura (documento privato). Per quanto riguarda i sottoscrittori, la mwatwcroce è il mwat0signum più comunemente usato dai sottoscrittori (perché analfabeti)cite-ref-48[46], e può essere di vari tipi: mwauipiana; mwaummwauqdecussata o di mwauuSant'Andrea; mwauymwaucpotenziata; pomellata; ancorata. Per quanto riguarda invece il mwaugrogatario (ossia il notaio), dal XII secolo usa di preferenza un segno personale (mwauksignum tabellionis o mwauonotarile) più complesso e più difficile da imitare, il quale attesta l'identità e la posizione giuridica degli scriventi e dei sottoscrittori di documenti (ogni notaio o giudice aveva dei mwaussigna tabellionis particolari e personalizzati)cite-ref-49[47].
2. mwaveSegni di cancelleria (documento pubblico). Tra i vari segni di cancelleria, il più famoso e celebre è il mwavimwavmsigillo. Il sigillo è un segno grafico con caratteristiche particolari a seconda del tempo e del luogo in cui è prodotto, in cui v’è un contenuto concettuale (il mwavqmwavusignificato) che trova espressione in una forma materiale (il mwavymwavcsignificante). Questo duplice aspetto, concettuale e materiale, va sempre tenuto in considerazione quando si studiano e descrivono i sigilli, con cui si dà autorità al documento e se ne garantisce la chiusura. In quanto anche opere d’arte, i sigilli vanno studiati anche sotto quest’aspetto, identificandone la varietà di mwavgiconografie, le mwavkforme e la mwavomateria. La scienza che studia i sigilli, ovvero la mwavssfragistica, deve tener conto della dimensione mwavwgiuridica (il sigillo quale strumento per garantire l’autorità e l’autenticità di un documento), di quella mwav0storica (il sigillo come espressione di un’epoca), e di quella mwav4artistico-sociale.
Caratteri intrinseci
La lingua
La lingua nei documenti medievali è di regola il latino, anche se per latino non ci si riferisce a qualcosa di unitario e univocamente definito, giacché il latino medievale è estremamente diverso dal suo corrispettivo mwawmclassico, ma piuttosto una sorta di compromesso tra:
• mwawylatino letterario-giuridico che i cancellieri e i notai erano tenuti a imparare (da qui il collegamento con i mwawcformulari).
• mwawklatino medievale che, nei Paesi di mwawolingua romanza, non era più codificato secondo le norme morfo-sintattiche del latino classico, ma era una trasposizione dei vari volgari in termini latinicite-ref-50[48].
I formulari
I formulari, ovvero raccolte di formule o frasi già parzialmente precostituite, da adattare alle singole fattispecie dei negozi giuridici, sono in stretta correlazione da un lato con la lingua e dall'altro con il tenore dei documenti. Assai presto si sono andate formando e diffondendo apposite raccolte di modelli di documenti, al fine di fornire ai rogatari delle espressioni cristallizzate finalizzate a garantire la corretta forma che si deve dare al documento.
In Italia, prima dell'ascesa e della codificazione dello status mwaxogiuridico del notaio, non si hanno dei veri e propri formulari. Tra V e XI secolo, infatti, gli unici formulari, dalla funzione incerta e non indispensabili per la formazione giuridica dei notai, sono le mwaxsVariae di mwaxwCassiodoro (537), il formulario (mwax0Formulae Marculfi) del monaco franco mwax4Marculfo del mwax8VII secolocite-ref-51[49] e il mwayqmwayuLiber Diurnus Romanorum pontificum d'età carolingia, un insieme di formule provenienti dalla mwayycuria romana, da quelle delle varie diocesi e anche da istituzioni mwayccapitolari o mwaygscriptoria monastici.
Dopo una fase di transizione (XI-XII secolo) in cui si fusero i vecchi formulari con lmways'mwaywars dictandi (mway0Alberico di Montecassino, autore del mway4Breviarum de dictamine)cite-ref-52[50], grazie alla mwazmfacoltà di diritto di Bologna si assistette alla redazione di mwazqsumme notarili a partire dal XIII secolo. Autori di mwazusumme notarili di questo secolo furono mwazyRanieri da Perugia (mwazcSumma artis notarie), il bolognese mwazgSalatiele (autore di un'opera del medesimo titolo di Ranieri) e infine mwazkRolandino de' Passaggeri, redattore di una mwazoSumma totius artis notariae la cui appendica mwazsTractatus notularum divenne il manuale dell'arte notarile per eccellenzacite-ref-53[51], commentata e ampliata tra il mwa0aXIII e il mwa0eXIV secolo da mwa0iPietro de Unzola e Pietro Boaterio.
Il Tenore
Nell'analisi diplomatistica, l'analisi del mwa0ytenore (ovvero della forma giuridica di un determinato documento) richiede l'applicazione della conoscenza delle diverse parti in cui il documento si può dividere. Il documento, com'è stato formulato da mwa0cTheodor von Sickelcite-ref-54[52], si divide in tre sezioni imprescindibili (mwa0wprotocollo, tenor, mwa00escatocollo) che a loro volta possono presentare ulteriori suddivisioni ulteriori, di cui in questa sede si riportano tutte per avere una visione complessiva della struttura documentariacite-ref-55[53].
Il protocollo
Il mwa1gprotocollo, ossia la parte iniziale del documento, si può dividere in:
• mwa1smwa1wInvocatio: ossia l'invocazione del nome di Dio da parte dell'autore del negozio giuridico.
• mwa14mwa18Intitulatio: ossia i titoli di cui è investito l'autore del negozio, al nominativo. Esclusivo dei documenti pubblici.
• mwa2emwa2iInscriptio: ossia il destinatario, al dativo.
• mwa2qmwa2uSalutatio: la formula del saluto secondo la formula delle epistole latine. La mwa2ysalutatio può essere sostituita dallmwa2c'mwa2gapprecatio (ovvero una formula di augurio) o dalla mwa2kperpetuatio, tipico dei privilegi solenni papali in cui si vuole dare solennità ed eternità temporale all'atto.
Il tenor
Il mwa20tenor (da non confondere con il mwa24tenore) è la parte centrale del documento, contenente il negozio giuridico e si può dividere in:
• mwa3eL’mwa3iarenga o mwa3mmwa3qpreambolo: esprime le mwa3ucause ideali per cui si è intrapreso il negozio giuridico (uso di passi biblici o di motti moraleggianti).
• mwa3cmwa3gNotificatio: tipico dei diplomi imperiali, esprime la volontà di rendere noto il contenuto del documento e fa da collante tra lmwa3k'mwa3oarenga e la mwa3snarratio.
• mwa30mwa34Narratio: al contrario dellmwa38'mwa4aarenga, esprime la causa concreta che ha spinto l'autore a compiere l'azione giuridica.
• mwa4imwa4mDispositio: è la parte fondamentale dell'intero documento, in quanto vi è esplicitato il negozio giuridico più il verbo che caratterizza il tenore del documento intero (verbo dispositivo).
• mwa4umwa4yClausole: sono dei formulari che indicano ulteriori aggiustamenti all'efficacia dell'osservanza del negozio giuridico da parte dei contraenti (mwa4cclausole fideiussorie, mwa4gclausole obbligatorie, mwa4kclausole derogatorie, mwa4oclausole accessorie, ecc.).
• mwa4wmwa40Decretum o mwa44mwa48Minatio: Formula di minaccia verso qualsiasi persona che contravvenga a quanto appena disposto (presenza dei vari modi del verbo latino mwa5adecerno).
• mwa5imwa5mSanctio: è la pena che incorre su chiunque dei contraenti. Può essere mwa5qpositiva (ricompensa spirituale) o mwa5unegativa (scomunica, pagamento di una mora).
• mwa5cmwa5gCorroboratio: in cui si enunciano le formalità che verranno messe in atto, solitamente nell’escatocollo, per garantire l’autenticità dello scritto.
L'escatocollo
Lmwa5s'mwa5wescatocollo è la parte conclusiva del documento ed è molto variabile a seconda del tipo documentariocite-ref-56[N 3]. In questa parte del documento sono messe in atto, dopo essere state annunciate, le formule che garantiscono l’autenticità del documento. Può comprendere: sottoscrizioni, data mwa6etopica e mwa6icronica (se non già espresse), segni speciali di cancelleria, eventuale apposizione del sigillo.
Azione giuridica e genesi del documento
Il documento giuridico, nella sua stesura, conosce due fasi essenziali:
1. Il momento dellmwa6c'mwa6gazione giuridica, espressione della volontà dell'autore nel rendere la sua volontà in forma scritta secondo una determinata forma.
2. Il momento della mwa6ogenesi del documento, cioè la stesura dello scritto secondo i caratteri estrinseci e intrinseci e che abbia come scopo quello di tramandare la memoria dell'azione giuridica.
Documenti privati
In termini molto generali, i documenti privati presentano una genesi diversificata a seconda dell'evoluzione dell'istituto notarile, ovvero:
1. Documento redatto in mwa68regime di charta o secondo la mwa7atraditio ad proprium, tipico degli atti notarili fino al XII/XIII secolo quando era necessaria la firma dei testimoni (mwa7eroboratio testium) per dare piena validità giuridica all'atto notarile appena stipulato.
2. Documento redatto mwa7min regime di instrumentum o secondo la mwa7qtraditio ad scribendum, tipico degli atti notarili dal XIII secolo a oggi: il notaio acquisisce uno mwa7ustatus di mwa7ypublica fides piena e, oltre a non aver bisogno della sottoscrizione degli autori, i testimoni perdono la loro efficacia di convalida giuridica (si passa dalla mwa7croboratio alla mwa7gnotitia testium).
Entrambe queste fasi presentano sempre la mwa7opetitio, ossia la richiesta da parte dei due autori del negozio giuridico al notaio, persona dotata di mwa7spublica fides, di stendere le loro volontà secondo precise caratteristiche (fase della mwa7wrogatio).
Documenti pubblici
Nel caso dei documenti pubblici, ovvero prodotti da una mwa78cancelleria, possono nascere direttamente per volontà (mwa8aIussio) dell'mwa8eimperatore o del mwa8ipontefice (rendendo tali documenti dei mwa8mmotu propri) oppure per la mwa8qsupplica (mwa8usupplicatio) di una qualsiasi persona non dotata di autorità giuridica che richiede l'esaudimento della sua richiesta a una di queste due cariche. In questo secondo caso, dopo la fase fondamentale della mwa8ysupplica, se questa viene accolta dal pontefice o dall'imperatore, si passa sempre alla fase della mwa8ciussio dell'autorità emanante il decretocite-ref-57[54].
| Documento privato | Documento pubblico |
|---|---|
| | |
Le persone
Inoltre, perché un documento possa dirsi tale, bisogna che ci siano tre figure di riferimento (l'mwa-imwa-mautore, il mwa-qmwa-udestinatario e il mwa-ymwa-credattore/sottoscrittore del documento) divise in due tipi ben distinti:
1. mwa-omwa-sFigura legata all'azione documentaria, ossia il mwa-wresponsabile della genesi del documento (vicecancelliere, notaio, sottoscrittore).
2. mwa-4mwa-8Figure in relazione all'azione giuridica, ossia:
• l'mwa-imwa-mmwa-qautore: è colui che, generalmente, «compie l'azione giuridica»cite-ref-58[55]. Si sottolinea tale avverbio in quanto l'autore è chiaro nei documenti privati, mentre nei documenti pubblici che nascono attraverso la mwa-ksupplicatio, l'autore ufficiale è sempre l'autorità emanante, anche se colui che ha fatto iniziare lmwa-o'mwa-siter dell'azione giuridica è colui che ha inoltrato la supplica. In questi casi, i diplomatisti tedeschi come Bresslau identificano il primo tipo di autore nella parola mwa-wUrheber, mentre il secondo in quella di mwa-0Ausstellercite-ref-59[N 4]mwbai.
• Il mwbaqmwbaudestinatario: colui al quale è destinata l'azione giuridica avviata dall'autore, il destinatario può essere un soggetto giuridico di varia natura: una o più persone fisiche, un determinato ente (un monastero o lo Stato stesso). Il destinatario può essere parte mwbayattiva del documento (documenti di mwbacvendita, di mwbagpermuta, etc...) oppure avere un ruolo mwbakpassivo (come nel caso dellmwbao'mwbasinterventio del documento pubblico).
• il mwbbqmwbburedattore del documento: può essere di varia natura a seconda del documento (se è privato, è il notaio, detto anche mwbbyrogatario dalla fase della mwbbcrogatio propria di tale tipo documentario; se è pubblico, invece, lo si definisce generalmente mwbbgscrittore, anche se vi possono essere vari ruoli in una cancelleria per la stesura di una parte del documento). Il Pratesi ricorda anche due casi particolari in cui l'autore e il redattore coincidono ovvero: quello del mwbbkmwbbotestamento olografo, ovvero un tipo testamentario scritto di proprio pugno dall'autore e che ha validità giuridicacite-ref-60[56]; e quello del mwbb8chirografo, documento per la prima volta identificato nel III secolo d.C. in cui «il destinatario riceveva già scritti dalla mano dell'altro contraente o per mandato di questo e che costituivano già...una prova legittima»cite-ref-61[57].
• Oltre a queste tre persone fondamentali, vi può essere una quarta categoria, quella dei mwbcumwbcytestimoni, ovvero delle persone che attestano l'avvenuto negozio giuridico tra autore e destinatario. Particolarmente significativi negli atti notarili redatti in regime di mwbcctraditio ad proprium (dove danno forza giuridica al documento), i testimoni sono presenti anche negli atti notarili secondo la mwbcgtraditio ad scribendum (mwbcknotitia testium, in cui però i testimoni non hanno più alcuna efficacia di forza giuridica) o in alcuni tipi di documenti pubblici, quali i mwbcoprivilegi solenni pontifici (sottoscrizioni dei cardinali che non hanno altro scopo se non dare maggiore solennità al documento in questione) o le mwbcslitterae concistoriales (dove qui le sottoscrizioni dei cardinali fungono da mwbcwroboratio testium insieme alla sottoscrizione del pontefice). Infine, i testimoni sono presenti anche nei diplomi imperiali e servono, principalmente, per dare un tono di maggiore solennità a quanto dichiarato finora dall'imperatore con il suo decreto.
La datazione cronica e topica
Riguardo invece alla sua collocazione nello spazio e nel tempo, in diplomatica si fa riferimento alla mwbdedatatio topica; ovvero il luogo dove è stato redatto il documento e introdotta dal participio passato del verbo latino mwbdidare o mwbdmagire (i.e: mwbdqmwbduActum in civitate Mediolani; mwbdymwbdcDatum Romae apud Sanctum Petrumcite-ref-62[N 5]) e alla mwbdwdatatio cronica (quella temporale). Riguardo alla loro collocazione nel documento, le due mwbd0datationes possono variare:
1. Nei documenti privati, generalmente, la mwbeadatatio cronica si trova nel protocollo, mentre quella mwbeetopica si trova immediatamente all'inizio dell'escatocollo.
2. Nei documenti pubblici, invece, le due mwbemdatationes si trovano nella riga del mwbeqdatum, ovvero nell'escatocollo.
Sistemi di datatio cronica
La mwbegdatatio cronica, com'è stato detto, è estremamente complessa perché, nel corso dell'mwbeketà medievale, la cronologia variava da una regione a un'altra così come nell'ambiente in cui il documento veniva prodotto, al contrario del modello cronologico occidentale che invece, nell'mwbeoetà contemporanea, è riuscito a imporsi nella comunicazione internazionale. In questa sede si partirà dalle macropartizioni cronologiche fino ad arrivare al calcolo del giorno, del mese e dell'anno (non soltanto quello solare, ma anche nel caso si tratti dell'anno di regno di un determinato sovrano o di un pontefice).
Le Ere
Le ere indicano l'inizio del computo degli anni, come dice il Pratesi, a partire da «un grande avvenimento, perlopiù di carattere religioso o politico»cite-ref-63[58] e, nel corso dell'mwbfietà romana e soprattutto medievale, si possono riconoscere i seguenti tipi di mwbfmere:
1. mwbfymwbfcEra Volgare o mwbfgdi mwbfkCristo: è il sistema che fa partire il computo degli anni dalla nascita di mwbfoGesù di Nazareth, avvenuta tradizionalmente nell'mwbfsanno zero e divenuta poi il sistema di datazione per eccellenza nel mondo cristiano-occidentale. Cominciò a essere utilizzata a partire dalla metà del mwbfwVI secolo quando fu formulata dal monaco mwbf0Dionigi il Piccolo.
2. mwbf8Era del postconsolato: si intende far partire il computo degli anni a partire da un determinato mwbgaconsolato, uso cronologico proprio dell'età romana e confermato da mwbgeGiustiniano I (527-565), sotto il regno del quale ci fu l'ultimo patrizio a rivestire la carica di console, mwbgiAnicio Fausto Albino Basilio nel 541. Da quel momento, la carica di console fu unificata a quella dell'imperatore, ma l'uso di datare gli anni a partire dall'ultimo console Albino Basilio continuò per lungo tempo in quanto, come ricorda mwbgmAdriano Cappelli, tale pratica fu riscontrata in una lettera di mwbgqpapa Sergio III (903-911)cite-ref-64[59].
3. mwbhmEra dell'imperatore, del papato, del regno, del principato. Nei documenti pubblici la datazione cronologica era accompagnata, oltre alla datazione dellmwbhq'mwbhuEra volgare, anche dall'anno di regno di un principe temporale (mwbhyimperatore bizantino inizialmente e, dall'VIII/IX secolo, di quello mwbhccarolingio o del mwbhgSacro Romano Impero; mwbhkre o mwbhoprincipe) o del mwbhspapa, che incominciava a partire dal giorno dell'mwbhwincoronazione (elemento non superfluo per il pontefice, in quanto ci si può confondere tra il giorno dell'elezione al Soglio e quello dell'incoronazione con cui si fa ufficialmente partire il pontificato).
4. mwbh4mwbh8Era bizantina o mwbiacostantinopolitana o mwbieab origine mundi: utilizzata nel mondo greco-bizantino e, per alcuni secoli, anche nell'mwbiiItalia meridionale, faceva incominciare il computo degli anni dal 5508 a.Ccite-ref-65[60].
6. mwbi8Era di mwbjaDiocleziano o mwbjedei martiri: nota a partire dal mwbjiIV secolo d.C., viene detta mwbjmdi Diocleziano o mwbjqdei martiri in riferimento alla mwbjugrande persecuzione contro il cristianesimo operata da quest'imperatore romano. Tale era, usata presso i cristiani della mwbjymwbjcpars orientalis, faceva partire il computo degli anni dal 284 d.C., anno di ascesa al trono di Dioclezianocite-ref-1-67-0[62].
Lo stile
Nellmwbks'mwbkwEra volgare, adottata in tutti i territori europei di fede cristiana, si possono riconoscere numerosi mwbk0stili, ovvero l'uso di identificare il Capodanno a partire da una particolare data:
1. mwblaStile della Natività (mwblea nativitate Domini): ovvero dal 25 dicembrecite-ref-68[63].
2. mwblcStile dell'mwblgIncarnazione (mwblkab incarnatione Domini): ovvero dal 25 marzo, giorno in cui il calendario liturgico celebra l’mwbloannunciazione a Maria e di conseguenza l'incarnazione del Signore. Tale stile, in base all'area pisana o fiorentina, poteva distinguersi in:
• mwbl0Incarnazione mwbl4pisana: ovvero dal 25 marzo in anticipo sul calendario moderno (ovvero l'anno va dal 25 marzo al 31 dicembre).
• mwbmaIncarnazione mwbmefiorentina: ovvero dal 25 marzo in ritardo sul calendario moderno (ovvero l'anno va dal 1º gennaio al 24 marzo).
3. mwbmmStile veneto (mwbmqmore veneto): di origine antica e usato nei territori della mwbmuSerenissima, faceva incominciare l'anno il 1º marzo in posticipo sul moderno.
4. mwbmcStile bizantino: usato nei territori dell'Impero bizantino (e quindi anche nei territori dell'Italia meridionale), faceva incominciare l'anno il 1º settembre in anticipo sul moderno.
5. mwbmkStile della mwbmoPasqua o mwbmsfrancese: sistema basato sulla mwbmwfesta mobile della Pasqua. Estremamente raro, incominciava in ritardo sul moderno usato presso i notai francesi.
6. mwbm4Stile della circoncisione o mwbm8sistema moderno: fa incominciare l'anno il 1º gennaio ed è quello utilizzato ancora oggi nei Paesi mwbnaoccidentali. Viene definito della mwbnecirconcisione in riferimento alla mwbnicirconcisione di Gesù, avvenuta otto giorni dopo la sua nascita, come narrato in mwbnmLc mwbnumwbny2,21cite-ref-69[64].
Indizione
Secondo gli storici, l'indizione (mwbouindictione o mwboyindicione) deve essere stata un ciclo prima quinquennale e successivamente quindicinale delle imposte adottato nell'mwbocAntico Egitto. Successivamente i Romani fecero proprio questo sistema di computo venendo, di conseguenza, trasmesso nei territori dell'Impero e quindi nei vari Stati che sorsero sulle sue ceneri. Sistema cronologico accompagnato quasi sempre da uno di un altro tipo, l'indizione poteva essere di tipo:
1. mwbooromana o mwbospontificia: fa incominciare il ciclo a partire dal 25 dicembre in anticipo rispetto all'inizio dell'anno.
2. mwbo0greca, senese e mwbo4bedana/mwbo8cesarea fanno incominciare l'anno a settembre in anticipo rispetto all'inizio dell'anno, precisamente: il 1º settembre la mwbpagreca, l'8 la mwbpesenese e il 24 la mwbpibedana.
3. mwbpqgenovese: anch'essa indizione settembrina, fa incominciare il calcolo dal 24 settembre come la Bedana, ma in ritardo rispetto all’inizio dell’anno.
Il giorno e il mese
Il giorno e il mese (l'anno fu ripartito in dodici mesi da mwbpcNuma Pompilio) sono elementi di datazione che entrano in modo tardivo: fino al X/XII secolo ci sono documenti datati soltanto con l’anno e il mese, senza il giorno. Comunque, anche queste sottoripartizioni temporali. Per quanto riguarda il giorno, si può dividere il suo calcolo secondo due assi:
1. mwbpoIl giorno riferito alla settimana:
• secondo il mwbp0sistema ebraico-cristiano abbiamo come ultimo giorno della settimana il mwbp8sabato, per cui avremo: mwbqaferia prima (mwbqedomenica), mwbqiferia secunda (mwbqmlunedì), mwbqqtertia (mwbqumartedì), ecc.: sabato ultimo giorno settimana, quindi la domenica è la prima feria. Sistema utilizzato principalmente per i testi.
• secondo il mwbqcmwbqgcalendario pagano-romano (mwbqkdies Solis, mwbqoLunae, mwbqsMartis, mwbqwMercurii, mwbq0Iovis, mwbq4Veneris, mwbq8Saturnii) à è più diffuso il secondo sistema, fuorché nei documenti liturgici e monastici.
2. mwbreIl giorno riferito al mese:
• secondo il mwbrqcalendario pagano-romano: diviso in mwbrumwbrycalende, mwbrcidi e mwbrgnone.
• secondo il mwbromwbrscalendario liturgico: si faceva riferimento al calendario liturgico per indicare i termini di un contratto o di un negozio giuridico (mwbrwdies Martis post mwbr0Pentecostem, ad esempio).
• mwbr8secondo la mwbsaConsuetudo bononiensis. Sistema formulato dai mwbsebolognesi, si estese poi in Italia centro-settentrionale e consisteva nel mettere assieme il computo romano e quello “moderno” da noi utilizzato, ovvero dividendo il mese in due metà e, dato quel giorno, computa: in modo ascendente i giorni dal 1° al 15 (mwbsiprimo entrante mense februarii = 1º febbraio); nel caso del giorno spartiacque, a seconda se il mese è di 30 o 31 giorni (mwbsmin medio mensis); dal 16 al 31 il computo è retrogrado (mwbsqtertio exeunte mense februarii = 26 febbraio).
• secondo il mwbsysistema moderno oggi utilizzato.
Le ore
Il giorno, per quanto riguarda il calendario romano, era diviso in 12 ore diurne (il giorno andava dalle 6 del mattino - mwbskhora prima - alle 18 - mwbsohora duodecima) e quattro ore notturne (dalle 18 alle 6 del mattino le ore venivano chiamate mwbssvigiliae).
L'edizione critica
Premessa e primi elementi
L'analisi di un documento prevede che esso venga redatta attraverso determinate forme e stilemi di ricerca che ne diano efficacia presso la comunità internazionale di studiosi. Come esiste l'edizione critica in campo filologico (sia moderno che classico), esiste anche quella propria della scienza diplomatica la quale, in Italia, adotta queste caratteristiche fondamentali sia nella strutturazione, che nella trasposizione in caratteri moderni del testo del documento analizzatocite-ref-70[65]:
1. La presenza della datazione cronica basata sul calcolo moderno (anno, mese e giorno) e della datazione topica
2. Il mwbtymwbtcregesto, ovvero il riassunto breve del dispositivo del documento analizzato
3. La mwbtktraditio, ovvero la segnatura archivistica, la misurazione dell'altezza e della base del documento in millimetri ed infine lo mwbtostatus del documento, ovvero se si tratta di un originale, di una copia o di un falso
4. La mwbtwdescrizione, sia diplomatistica che paleografica, in cui vengono messi in risalto aspetti particolari del documento (mwbt0es: rasature, macchie in paleografia; uso sbagliato di datazioni croniche o di formulari inusuali in diplomatica).
Le regole di trascrizione
La mwbuatrascrizione del testo del documento che deve avvenire, tenendo conto dell'assoluta fedeltà al medesimo, attraverso delle regole fondamentali che lo trascrivano secondo i canoni linguistici moderni.
La resa delle lettere e dei numerali
1. Si trascrive /J/ con /I/ nei testi latini di qualunque tempo e nei testi volgari non dialettali.
2. Si distingue tra U e V, usando la prima per vocale e semiconsonante.
3. In parole mediolatine di origine germanica la UU si trascrive W (es. /werra/, /wido/).
4. Segni alfabetici diversimwbuc: a) I mwbugnumerali: si trascrivono con fedeltà al modello, facendo uso delle mwbukcifre romane e di quelle mwbuoindo-arabiche. La fedeltà al modello comprende per i numeri romani anche il mantenimento delle forme in aumento (mwbuses: 9 espresso con VIIII e non con IX) e la non rara presenza di punti che contraddistinguono i numeri romani dai corrispondenti segni alfabetici (.MCCCC.) b) In caso di segni convenzionali per frazioni o quantità relative va valutata caso per caso l’incidenza, quindi scelta e dichiarata la soluzione migliore tenendo presente sia dell’intelligibilità del testo sia della sua resa grafica.
L'uso delle parentesi
1. mwbu8Uso parentesi tonde. Le abbreviazioni, sia per troncamento che per contrazione (o miste), devono essere sciolte se possono dare ad interpretazioni diverse e/o la corrispondenza non è sicura. I segni alfabetici sostituiti si pongono tra parentesi tonde, per esempio: mwbvacapit(aneus) oppure mwbvecapit(udines); mwbvigr(ati)a oppure gr(aci)a. Insomma, si mettono tra parentesi quando ci sono delle abbreviazioni dubbie che possono dare più nomi.
2. mwbvqUso parentesi quadre. Si usano quando vi sono guasti di lettere, parole o passi la cui lettura è possibile ricorrendo soltanto tramite la luce di Wood o la cui restituzione si basa sul formulario consueto: mwbvuMart[inus].
3. mwbvcUso parentesi uncinate. Le integrazioni di omissioni dovute a mwbvglapsus dello scrivente sono segnalate con parentesi uncinate. Esempio: mwbvkMartmwbvo<i>nus per la parola mwbvsMartnus.
L'uso delle maiuscole e delle minuscole
L’uso delle maiuscole e delle minuscole deve essere riportato alle norme attuali, quindi si usa la maiuscola:
1. mwbwamwbweAll’inizio del testo e dopo punto fermo;
2. Per i mwbwmmwbwqnomi di persona, mwbwudi luogo e per quelli mwbwydi popolo e di religione e i relativi aggettivi.
4. Per i nomi che designano gli mwbx4mwbx8ordini religiosi e cavallereschi (mwbyafrater Gabriel ordins fratrum mwbyeMinorumcite-ref-73[N 8]).
5. mwbycmwbygPer le feste, ma in modo che non più di una parola abbia la maiuscola (es: mwbykpost mwbyoNativitatem, ma mwbyspost mwbywnativitatem Domini)mwby0.
6. mwby8mwbzaPer le forme politiche e religiose: per mwbzeEcclesia e mwbziImperium e i corrispettivi volgari sono in maiuscolo quando si riferiscono alle due istituzioni universali; al contrario, gli enti “locali” come il comune (mwbzmcomunis Mediolani), vanno in minuscolo.
Ulteriori avvertimenti
1. Chiudere tra virgolette le citazioni letterali di testi biblici, giuridici, mwbzcetc.
2. Le lacune provocate da guasti della pergamena o da cadute dell’inchiostro sono rese con tanti puntini quanti si presume potessero essere le lettere che occupavano tale spazio, in base al conteggio delle stesse sul rigo integro più prossimo a quello danneggiato. Es: mwbzkMart……..; oppure con tre puntini convenzionali e una nota che dia conto dell’estensione in mm del guasto à mwbzoMart…seguito in nota da mwbzsmm 30
Gli spazi
Per quanto riguarda i capoversi, nella trascrizione dei documenti si fanno solo per:
1. mwbaaSottoscrizioni (ad es. mwbaesigna manuum testium e mwbaiauctoris, sottoscrizioni autografe e notarili)
2. elementi e sottoscrizioni di convalida dei documenti cancellereschi.
Importante è anche segnalare la divisione dei righi:
1. mwbacPer la divisione da un rigo ad un altro, essa è segnalata con una sbarra verticale o obliqua, talvolta anche seguita dal numero di rigo mwbag(| o /).
2. mwbaoPer il cambiamento di pagina. Il cambiamento di pagina o colonna viene invece segnalato con una doppia sbarra verticale oppure obliqua mwbas(|| o //)
Le note
Durante la trascrizione del testo, il diplomatista utilizza due tipologie di note per segnalare delle particolarità o delle precisazioni in merito alla forma o al contenuto del testo:
1. mwbbaNote filologiche: espresse in ordine alfabetico, si utilizzano per rimarcare anomalie paleografiche (es: trascrizione di una parola in interlinea in quanto il notaio o il cancelliere si erano dimenticati di metterlo)
2. mwbbiNote storiche: espresse in ordine numerico, si utilizzano solo per risolvere delle ambiguità e non per descrivere la persona storica oggetto del documento.
Il commento diplomatistico
Prevede l'analisi del mwbbutenor così come presentato nelle sezioni antecedenti, l'uso degli stili cronologici e la loro analisi sia teorica che concreta, ossia in merito al documento in questione.
Il commento paleografico
Il commento paleografico prevede l'analisi della scrittura in questione, le particolarità delle singole lettere in merito all'andamento con cui sono state scritte (il mwbbgductus), alla loro grandezza (mwbbkmodulo), ai mwbbochiaroscuri e ad altre particolarità quali la presenza alternante di scritture diverse (mwbbsonciali, mwbbwcaroline, mwbb0gotiche, mwbb4capitali, etc.), di scritture maiuscole e minuscole e di particolari abbellimenti (miniature, gli "svolazzi cancellereschi") e delle abbreviazioni.
Note
Esplicative
cite-note-17N 1. ↑ L'analisi diplomatista dei documenti pubblici in area tedesca non poteva che essere rivolta a quelli prodotti dalle cancellerie degli imperatori del mwbcySacro Romano Impero Germanico durante il mwbccBasso Medioevo. I lavori degli studiosi sotto riportati si concentrarono, difatti, principalmente sotto quest'aspetto. Ne è un esempio l'elaborazione, ad opera dello storico mwbcgLeopold von Ranke, della ricerca e dell'analisi dei documenti imperiali negli mwbckJahrbücher der Geschichte des deutschen Reiches (mwbcoAnnali della storia dell'Impero tedesco, 1834). mwbcsCfr. mwbcwmwbc0Bresslau,mwbc4 p. 40.
cite-note-37N 2. ↑ mwbdimwbdmValenti,mwbdq p. 228, riconfermando quanto detto dal Paoli, dà questa definizione della diplomatica:mwbdu mwbdc«...è documento in senso diplomatistico ogni mwbdgtestimonianza scritta di un fatto di natura giuridica compilata con l'osservanza di certe determinate forme, le quali sono destinate a procurarle fede e a darle forza di prova.»
cite-note-56N 3. ↑ Sickel, nella macro-tripartizione del documento, parlava di mwbd0protocollo iniziale (il mwbd4protocollo come qui inteso) e di mwbd8protocollo finale, per indicare l'escatocollo. Questa divisione, adoperata dalla scuola tedesca e da quella italiana tra '800 e '900 (mwbeacfr. mwbeemwbeiBresslau,mwbem p. 48; mwbeqmwbeuPaoli,mwbey p. 9), fu poi abbandonata da quella italiana della seconda metà del Novecento che preferì parlare rispettivamente di protocollo ed escatocollo: «... preferiamo perciò riservare il termine "protocollo" alla sola parte introduttiva e indicare, per analogia, quella terminale con "escatocollo"» (mwbecmwbegPratesi,mwbek p. 74).
cite-note-59N 4. ↑ mwbe0mwbe4Bresslau,mwbe8 p. 11; mwbfamwbfeBresslau,mwbfi p. 12 n. 16, in cui si sottolinea l'incompatibilità o imprecisione tra i due tipi di autore patrocinate dalla scuola tedesca: mwbfm mwbfu«Paoli, che definisce mwbfyautore l'emittente (mwbfcAussteller)..., denomina in tal modo non il promotore (mwbfgUrheber) della documentazione, bensì quello del fatto giuridico documentato (azione giuridica)...., così che secondo la sua definizione non è possibile in generale l'identità tra autore (mwbfkAussteller) e destinatario.»
cite-note-62N 5. ↑ La differenza tra l'uso di mwbf0actum e mwbf4datum non è casuale: mwbf8actum indica il momento a partire dal quale ha validità il documento privato; mwbgadatum, invece, è la data del documento pubblico.
cite-note-72N 7. ↑ Nel primo caso si fa riferimento ad un mwbgkedificio religioso, nel secondo invece ci si riferisce alla persona di mwbgoFrancesco d’Assisi, per cui mwbgssanctus è un attributo.
cite-note-73N 8. ↑ In maiuscolo va solo l'elemento discriminante che identifica un particolare tipo di ordine.
Bibliografiche
cite-note-66. ↑ mwbjgmwbjkde Lasala-Rabikauskas,mwbjo p. 24.
cite-note-77. ↑ Per una ricostruzione più dettagliata, mwbj4cfr. mwbj8mwbkaManaresi, Mabillon
cite-note-1010. ↑ mwblkmwbloManaresi, Mabillon.
cite-note-1414. ↑ mwbnamwbnede Lasala-Rabikauskas,mwbni p. 27, n. 28.
cite-note-1515. ↑ mwbnymwbncHistoire de l'École nationale des chartes.
cite-note-1817. ↑ mwboqmwbouHoltzamann.
cite-note-2322. ↑ mwbqamwbqeArchivio Segreto Vaticano - note storiche.
cite-note-2423. ↑ mwbqumwbqyde Lasala-Rabikauskas,mwbqc pp. 143-144.
cite-note-2726. ↑ mwbrcCfr. il mwbrgnecrologio stilato da mwbrkmwbroSchiapparelli,mwbrs pp. 171-175.
cite-note-2827. ↑ mwbr8mwbsaGuerrini Ferri.
cite-note-2928. ↑ mwbsqmwbsude Lasala-Rabikauskas,mwbsy p. 37.
cite-note-3029. ↑ mwbsomwbssde Lasala-Rabikauskas,mwbsw p. 38; p. 38 n. 50.
cite-note-3433. ↑ F. Valenti, mwbuiidem, p. 229
cite-note-3836. ↑ mwbvimwbvmValenti,mwbvq p. 246:mwbvu mwbvc«Ne deriva, per concludere, che quello che in diplomatica chiamiamo documento "pubblico" coincide sostanzialmente col documento cancelleresco, emesso cioè da una pubblica autorità in forma tale che i mezzi di autenticazione traggano la loro efficacia dall'autorità stessa che compie l'atto.»
cite-note-3937. ↑ mwbvsmwbvwValenti,mwbv0 p. 246:mwbv4 mwbwa«...mentre il documento che chiamiamo "privato", e quindi non cancelleresco, è quello in cui l'autore dell'azione...ricorre a mezzi di autenticazione al di fuori della propria persona e delle cerchia dei propri poteri: in pratica, prima alle testimonianze di terzi e più tardi alla "manus publica" del notaio, a ciò abilitato dall'Impero o, talora, dal Papato.»
cite-note-4947. ↑ mwb0m mwb0u«Esso era costituito dalle iniziali del notaio (nome e cognome) e da ogni serie di aggiunte che l’estro e il gusto lasciavano liberamente suggerire; era cura dei notai, infatti, arricchire i propri signa di elementi decorativi che potessero differenziarli e renderli distintivi e personali.» mwb0y(mwb0cmwb0gLanfranchi,mwb0k p. 45)
cite-note-5048. ↑ mwb00mwb04Marazzini,mwb08 p. 168: mwb1a mwb1i«Vi fu dunque un lungo lasso di tempo in cui la lingua volare, formatasi dalla trasformazione del latino volgare, esistette nell'uso, sulla bocca dei parlanti, ma ancora non venne utilizzata per scrivere [...] Ad un certo punto, però, l'esistenza del volgare cominciò a farsi sentire, almeno in maniera indiretta. La si avverte nel latino medievale, che lascia trapelare in modo a volte evidentissimo i volgarismi...»
cite-note-5553. ↑ mwb24mwb28Pratesi,mwb3a pp. 73-88; mwb3emwb3iBresslau,mwb3m pp. 48-51; mwb3qmwb3uManaresi, Diplomatica e mwb3ymwb3cPaoli,mwb3g pp. 9-10; pp. 106-156
cite-note-6964. ↑ mwb8imwb8mmwb8qLc 2,21, su mwb8uLa Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
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• citerefbascap-2Gian Giacomo Bascapé, Sigillografia. Il sigillo nella diplomatica, nel diritto, nella storia, nell'arte, vol. 2, Milano, Giuffré, 1969-1978, SBN CFI0015860.
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• citerefvalentiFilippo Valenti, Il documento medievale, in Daniela Grana (a cura di), Scritti e lezioni di archivistica, diplomatica e storia istituzionale, Roma, Ministero per i beni e le attività culturali - Ufficio centrale per i beni archivistici, 2000, pp. 225-328, SBN MIL0467627.
Voci correlate
• mwb-kDiplomatica pontificia
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Collegamenti esterni
• citerefenciclopedia-italiana-1931Cesare Manaresi, DIPLOMATICA, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1931.
• citerefenciclopedia-italiana-1991Alessandro Pratesi, DIPLOMATICA, in Enciclopedia Italiana, V Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1991.
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• citerefarchivio-segreto-vaticano-note-storicheArchivio Segreto Vaticano - note storiche, su asv.vatican.va, Archivio Segreto Vaticano, Città del Vaticano. URL consultato il 6 gennaio 2019 (archiviato dall'url originale il 6 gennaio 2019).
• citerefhistoire-de-l-cole-nationale-des-chartes(FR) Une institution au service de l’histoire et du patrimoine depuis 1821, su chartes.psl.eu, École nationale des chartes. URL consultato il 12 gennaio 2019.